Cookie Consent by FreePrivacyPolicy.com
Loader

Quella splendida lezione di Giovanni Allevi a Sanremo

sanremo.jpg

Tra gag e polemiche, tra artisti in gara e omaggi la performance del pianista resta un momento toccante di vita e fragilità

Non ho visto il festival di Sanremo. Ma non per spocchia o per snobismo o perché colpito dalla sindrome del salmone che va controcorrente. Semplicemente perché ho consegne urgenti di lavoro e anche la sera è dedicata alla scrittura, così adotto la stessa filosofia per il calcio: per essere aggiornato vedo gli highlights. Così del festival catturo le parti salienti sui social e negli spezzoni dei tg, alla fine è un bel distillato che esce dal frullatore canterino. E va ammesso che #sanremofestival è diventato un autentico spettacolo, dove la noia è bandita, tra il dinamismo di performance, gag, monologhi, polemiche. Tutto fa spettacolo. Dai balli di John Travolta alle griffe degli outfit, dai fischi a Geolier al no di Sinner passando per il sì/no/forse nell’ospitare gli agricoltori incazzati, trattati come l’anello debole della catena alimentare quando sono coloro che vi dànno l’impulso iniziale. E poi il ricordo delle foibe, gli accenni al body shaming verso BigMama, il dolore inconsolabile della mamma del musicista Giògiò ammazzato a Napoli in nome del vuoto culturale e d’anima di un altro giovane, la gioia (e le critiche) verso la vincitrice Angelina Mango, che ha dato il meglio di sé rievocando una splendida canzone del padre. Insomma, il festival di Sanremo resta uno straordinario e fedele specchio d’italianità, con vecchie mummie in gara tenute con lo scotch fino a tarda sera contrapposte al futuro estetico e canterino espresso dall’energia incontenibile dei giovani. E in tutta questa folkloristica carrellata di costume e società c’è a mio avviso il momento più bello di Sanremo col suo vincitore assoluto: Giovanni Allevi. L’artista, colpito da mieloma multiplo, ha dimostrato come al solito grande coraggio e onestà intellettuale (ricordate anche la polemica con una certa politica italiana quando prese posizione, umana e artistica, rievocando la tragedia delle epurazioni titine?), stavolta denudandosi ancor più, consegnando al pubblico il suo dolore e la gioia di vivere nello stesso momento. “Quando non c’è certezza del futuro bisogna vivere più intensamente il presente. Il mieloma è una neoplasia cronica, è quindi una battaglia che non si vince mai: la mia presenza qui significa gioia immensa di vivere il presente”. E così sul palco dell’Ariston ha rievocato i suoi esordi, quando suonava e cantava davanti ad appena 15 persone, prima di riempire con i sold out i suoi concerti, abbracciando la bellezza ciclica delle albe e dei tramonti, sottolineando “oggi non so cosa darei per tornare indietro e cantare per 15 persone. Oggi non posso più cantare col corpo ma lo farò con la mia anima”. E ha suonato con tutto il dolore e la gioia di uomo e artista che sa che deve mordere ogni secondo che la vita gli concede. Semplicemente immenso.
11 Febbraio
Autore
Gian Luca Campagna

Commenti