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La crisi bancaria? Non paragonabile a quella del 2008

soldi

Dopo il sostegno a Credit Suisse, il professore di economia Aymo Brunetti non vede la necessità di adeguare il concetto di 'too big to fail'

Dopo il sostegno a Credit Suisse, il professore di economia Aymo Brunetti non vede la necessità di adeguare il concetto di 'too big to fail' (troppo grande per fallire). Secondo l'esperto, uno dei padri di queste regole per le banche sistemiche, la vicenda attuale dell'istituto di credito svizzero non è un segnale di crisi finanziaria. "Quanto è stato fatto ora è un sostegno di liquidità da parte della Banca nazionale svizzera (Bns) per una banca rilevante dal punto di vista sistemico e solvibile. È una cosa prevista per questi casi di crisi", afferma il professore di economia in un'intervista ai giornali dell'editore Tamedia pubblicata oggi. "Ad oggi, la situazione è ben lungi dall'essere paragonabile alla grande crisi finanziaria del 2008", spiega.

Le norme 'too big to fail' entrerebbero in gioco solo nel caso in cui Credit Suisse disponesse di un capitale proprio insufficiente, cosa che attualmente non si verifica. Non si tratta di un salvataggio statale della banca, sottolinea.

Mercoledì sera, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) e la BNS hanno annunciato che avrebbero fornito liquidità a Credit Suisse in caso di necessità. Poche ore dopo, Credit Suisse ha annunciato che ne aveva bisogno e ha preso in prestito 50 miliardi di franchi svizzeri dalla Bns per garantire la liquidità. Secondo Brunetti, la banca centrale ha così adempiuto al suo mandato di garantire la stabilità finanziaria. Inoltre, dichiara Brunetti, l'operato della Bns non è un segnale di una crisi finanziaria come quella che ha portato al salvataggio di Ubs.

Con il fallimento della Silicon Valley Bank e con la vicenda Credit Suisse "attraversiamo un periodo di turbolenza ma non vediamo rischi sistemici". Ad affermarlo è il capo economista dell'Ocse, Alvaro Pereira rispondendo ai giornalisti nel corso della presentazione dell'Outlook dell'organizzazione internazionale in merito alla situazione della banca californiana e di quella svizzera. "Per ora - spiega - consideriamo che il rischio è limitato" per quanto riguarda un impatto di queste crisi sulla situazione macroeconomica. "La situazione è diversa rispetto a quella del 2008. La regolamentazione è più forte, i regolatori e le banche centrali hanno imparato dalle crisi precedenti. Il livello dei Npl nelle banche è molto limitato, non vediamo un rischio importante", osserva Pereira.

Sulla stessa linea anche il segretario generale dell'Ocse, Mathias Cormann. Certo, osserva, "il fallimento della Svb è il più importante fallimento di una banca Usa dalla crisi finanziaria del 2007-08 ma il quadro regolamentare è molto migliorato negli ultimi anni. Certo aumentare il rischio sulla stabilità finanziaria e i mercati sono agitati ma consideriamo che il rischio sia limitato". Il caso Svb "è molto singolare" : "la banca era focalizzata su un'industria particolare e il suo bacino geografico era limitato". Per Cormann "non bisogna gonfiare l'impatto" della situazione sui mercati finanziari e bancari e "prendere un po' di distacco". Il sistema bancario "è ben capitalizzato", aggiunge.

Per quanto riguarda nello specifico il Credit Suisse Cormann sottolinea che "le autorità svizzere hanno reagito rapidamente per limitare il rischio di contagio".

1 anno fa
Foto: pixabay
Autore
Claudio M;ascagni

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