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Sono giusti gli investimenti sulla salute?

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All'interno del Pnrr la voce sul potenziamento delle strutture sanitarie è solo sesta rispetto ai 248 miliardi di investimento previsti

In un momento in cui la pandemia accelera quanti soldi il governo italiano ha programmato di stanziare per la salute? Tanti. 20 miliardi. Ma pochi rispetto alle altre voci in essere nel PNRR. 
Ricapitoliamo e andiamo con ordine. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro, costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. Un programma che ha una durata di sei anni, dal 2021 al 2026, e una dimensione totale di 672,5 miliardi di euro (312,5 sovvenzioni, i restanti 360 miliardi prestiti a tassi agevolati). All’Italia, essendo un Paese colpito fortemente dalla pandemia, è stato riconosciuto un sostegno di 222,1 miliardi di euro, con contributo ulteriore di 26 miliardi entro il 2032 da destinare alla realizzazione di opere specifiche e per il reintegro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione: quindi si potrà disporre di circa 248 miliardi di euro. Un’occasione unica, storica, maggiore in proporzione di quanto ammontava il Piano Marshall, che contribuì alla ripresa e allo sviluppo dell’Italia dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Nella ripartizione specifica la parte del leone spetta alla voce “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica” sono stanziati 69 miliardi, con gli obiettivi principali di migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva; poi, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, con lo stanziamento di 50miliardi, con l’obiettivo di promuovere la trasformazione digitale del Paese, sostenere l’innovazione del sistema produttivo, e investire in due settori chiave per l’Italia, turismo e cultura; ancora, “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile”: l’importo complessivo di 31,5 miliardi ha come obiettivo primario è lo sviluppo di un’infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile ed estesa a tutte le aree del Paese; la voce “Istruzione e Ricerca” godrà di 32 miliardi di euro con l’obiettivo di rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico; il tema “Inclusione e Coesione” prevede uno stanziamento complessivo di 22,6 miliardi per facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione, rafforzare le politiche attive del lavoro e favorire l’inclusione sociale; la sesta voce è la “Salute”: stanziati complessivamente 20 miliardi, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure.
Il Piano prevede inoltre un ambizioso programma di riforme, per facilitare la fase di attuazione e più in generale contribuire alla modernizzazione del Paese e rendere il contesto economico più favorevole allo sviluppo dell’attività di impresa, riformandola Pubblica Amministrazione per dare servizi migliori, favorire il reclutamento di giovani, investire nel capitale umano e aumentare il grado di digitalizzazione; la riforma della giustizia e sburocratizzare il sistema con interventi di semplificazione orizzontali. Per restare in tema di aree geografiche, è l’occasione anche per il Mezzogiorno, cui spettano 82 miliardi con un investimento significativo sui giovani e le donne.
Resta un dubbio in questo programma delineato. La salute, stante una pandemia che non riusciamo a debellare, non poteva risultare la prima voce di investimento? Il governo ha puntato sui vaccini per tutti, per cercare di prevenire (che resta sempre la migliore cura) piuttosto che intervenire tramite la struttura sanitaria. E oggi il grido d’allarme che proviene da diversi Ordini dei medici territoriali (che vivono la trincea) fa riflettere: nuove assunzioni non ce ne sono state, ma soprattutto non c’è stato un programma che prevedeva un alleggerimento delle strutture ospedaliere col paziente curato in casa. E oggi il Paese paga questa nuova ondata di contagi della variante Omicron, meno letale ma decisamente più invasiva.
 
7 Gennaio
Foto: pixabay
Autore
Claudio Mascagni

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