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Trattare con Putin? Non ha senso

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Le reazioni di Stoltenberg della Nato e dell'oppositore russo Khodorkovskij, che non vedono margini di trattativa per la pace

Soffiano venti di dissenso sempre più forti verso la Russia di Putin. Sia all'esterno che nei suoi stessi confini. "La Russia rappresenta una minaccia diretta per la nostra sicurezza", per la sicurezza della Nato. Lo ha detto il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, arrivando al vertice di Madrid.

La guerra finirà “quando Putin avrà raggiunto il massimo risultato che la sua forza gli permette oppure quando comincerà a perdere terreno per la forza che gli viene opposta”. Ne è convinto Michail Khodorkovskij l’oppositore russo che in un’intervista al Corriere della Sera spiega che, se grazie alle armi occidentali, l’Ucraina respingesse l’invasione “Putin convincerà il suo pubblico di aver comunque vinto. L’opinione pubblica russa, come tante altre, ha la memoria corta. L’obbiettivo dichiarato dal Cremlino, all’inizio, era il cambio di regime a Kiev. Ora è diventato il Donbass. E tutti in Russia ci credono. Cambiare ancora versione non sarebbe un problema. Ma finché Putin vive, la pace non arriverà. La frontiera di 2500 chilometri sarà sempre calda, com’era il muro di Berlino. Se Putin accettasse una tregua, scatenerebbe una nuova guerra appena possibile. I Paesi Baltici e la Polonia sono i suoi prossimi obbiettivi. Per questo bisogna contenerlo con la forza. Le trattative non hanno senso”.

"Kissinger e la sua gente non capiscono con chi hanno a che fare – prosegue Khodorkovskij - Putin non è un politico, è un criminale che ha fuso il suo destino con quello dello Stato. Dal suo passato nel Kgb, il servizio segreto, Putin ha mantenuto il disprezzo per la vita umana. Per lui i cittadini sono solo strumenti dello Stato. Dalla sua psicologia criminale, invece, deriva che si fermerà solo se si renderà conto di avere davanti qualcuno di più forte. L’atomica sarebbe più un problema che un vantaggio per Putin. I generali russi non vogliono essere processati come criminali di guerra, la Nato potrebbe rispondere mirando proprio a Putin e, soprattutto, nessun ‘utile idiota’ al mondo lo difenderebbe più. Putin ha paura a dichiarare la mobilitazione generale per non trovarsi il popolo contro. Figurarsi se vuole usare l’atomica. Solo una sconfitta militare può defenestrarlo. È sempre stato così nella storia russa. Arsenale nucleare a parte – dice ancora - la Russia non è così forte. E lo sta dimostrando. Stati Uniti e Cina prendono nota con serenità. Le riserve sono ancora enormi, può vincere sull’Ucraina, ma ha mostrato che il ‘putinismo’ non funziona. La sua cerchia gli mostra solo quel che vuole vedere e nel frattempo ruba il rubabile”.

“Per il momento aggiunge l’ex oligarca russo - le sanzioni occidentali hanno limitato l’influenza degli agenti di Putin sulla politica occidentale, ma non hanno ancora ferito l’economia russa. Nel medio termine, invece, impediranno la crescita tecnologica e azzopperanno le prospettive del Paese". Quanto al blocco delle merci imposto dalla Lituania sull’enclave di Kaliningrad e alla possibilità di spingere Putin ad allargare la guerra, "non lo vedo cominciare un’altra invasione, ma penso che metterà alla prova la Nato. Se la Nato non reagisse sarà l’inizio della fine per l’Alleanza. Senza garanzia di risposta, la Nato non ha senso".

29 Giugno
Autore
Claudio Mascagni

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